Alloggi Ammobiliati
- Turistici (privati)
Alberghi - Hotels
Bed and Breakfast
Campeggi
Agriturismo
Residence
Case e Appartamenti
- per vacanze (classificati)
Affitacamere
Castellammare del Golfo
Scopello
Riserva Zingaro
Alcamo
Segesta
Erice
Isole Egadi
San Vito lo Capo
Palermo
Monreale
Provincia di Trapani
Le Saline e lo Stagnone
Provicia di Palermo
Palermo
Agrigento
Regione Sicilia
Case Privati
Strutture Turistiche
Proloco Castellammare
Ristoranti Pizzerie ecc...
Agenzie Viaggio Turistiche
Diving - Noleggio ecc...
Web Cam Sicilia
Link Utili
Come Arrivare
Servizi Meteo
Numeri Utili
Contattaci
HOME PAGE
>> STORIA >> CASTELLAMMARE DEL GOLFO >> LA COSTA >> FESTE >> INFORMAZIONI
>> Castellammare del Golfo >> STORIA
L'EMPORIO SEGESTANO
Castellammare del Golfo, secondo le opinioni - ormai consolidate -di storici e geografi,nasce come emporio della citta di Segesta, il luogo, cioè, dove gli Elimi - antico quanto misterioso popolo - esercitavano i loro commerci con le navi straniere.
La storia della cittadina del golfo, perciò, si identifica - almeno sino all'827 d.C, quando diverrà araba - con quella di Segesta poiché di questa subì le stesse vicende. In perenne contrasto con i Greci della vicina Selinunte - con la quale ingaggiò spesso cruente battaglie - l'importante centro elimo orbitò sempre in tomo alla potenza cartaginese che fece dell 'emporio segestano una delle più importanti stazioni fortificate del bacino settentrionale della Sicilia. Tramontato nell'Isola l'astro greco, la potenza cartaginese dovette, quindi, misurarsi con altri e ben più accaniti nemici: i Romani. Le guerre puniche, infatti, furo no l'ultimo atto della vicenda cartaginese e, quindi, anche di Segesta ma non dell'antico emporio. 1 vincitori, infatti, comprendendone appieno l'importanza, lo ripopolarono, conservandone e potenziandone le caratteristiche militari.
ALMADARIG
Furono gli Arabi che connotarono il centro - ribattezzato Al Madarig, ovvero "gli scalini", forse dalla montagna che sovrasta l'abitato - come una roccaforte, resa inespugnabile con la costruzione del fortilizio e come polo di grande importanza commerciale, con l'insediamento della tonnara e del caricatore.
CASTRUMADMARE
Della successiva epoca normanna e sveva - tra il 1071 ed il 1280 - poche notizie sono giunte a noi, ma e probabile che questi ultimi abbiano ulteriormente e meglio tonificato Al Madarig che, con la costruzione della fortezza sul mare, prese a chiamarsi Castello a mare.
Si deve tuttavia, agli Aragonesi - cui la città passò dopo il Vespro - la definitiva sistemazione della possente fortificazione. Nel periodo aragonese (1281 -1410), quindi, la cittadina fu terra baronale di proprietà di Federico d'Antiochia e divenne importante polo commerciale legato all'esportazione del grano.
L'ulteriore sviluppo di Castellammare del Golfo - che con alterne fortune conservò la sua qualità di porto - e infine da ascriversi al periodo che va dal Seicento all'Ottocento, quando la città vide un crescente, notevole sviluppo.
Oggi Castellammare, grazie ad un patrimonio di valore inestimabile, costituito dalla straordinaria bellezza naturalistica delle sue coste e del suo immediato entroterra, si e giustamente proposta come importante polo di attrazione turistica che molto può offrire ai suoi visitatori.
ITINERARIO STORICO
Testimoni di un passato recente e, forse, già dimenti­cato, i bagli - i babai degli Arabi - sono, assieme alle torri di avvistamento ed alle tonnare, i segni che maggiormen­te connotano il territorio di Castellammare dal punto di vista storico-architettonico. A volte simili a castelli, altre a fortilizi imprendibili o, ancora, a signorili dimore, que­ste costruzioni erano nuclei abitativi fortificati a servizio delle attività agricole e industriali dei vasti latifondi.
La forma più diffusa, quella che meglio doveva rispon­dere a tali scopi, e quella a corte. tale struttura raggnip­pava intorno ad un cortile centrale numerosi magazzini e comunicava con l'esterno attraverso una sola uscita consentendo, oltre un agevo­le controllo del movimento delle merci, migliori possibi­lità di difesa.
L'itinerario proposto - uno dei tanti possibili - condurrà il visitatore attraverso un mon­do contadino ormai scompar­so: lasciata la citta per la S.S.187 (dir. Trapani) e, im­boccato il primo bivio (a de­stra) per Scopello, si giunge nella bella insenatura di Guidaloca, sulla quale si erge una robusta torre cilindrica risalente al XVI secolo, posta a guardia di quel tratto di costa.
Proseguendo, si giunge dopo circa cinque chilometri al complesso della Tonnara di Scopello, sovrastata - in un bellissimo scenario di mare e rocce - da due torri, una ubicata su di un piccolo promontorio, risalente alla fine del 1500 e progettata dall'ingegnere fiorentino Camillo Camilliani; l'altra, duecentesca, di cui rimangono pochi ruderi, abbarbicata ad un'aspra roccia.
Poco più in alto, ecco il borgo di Scopello, piccolo e suggestivo agglomerato contadino sorto attorno al sei-centesco baglio che, testimone di una intensa vita agri­cola e pastorale, posto sulla sommità di un'altura domi­na il paesaggio con la sua mole quasi intatta. La struttura insiste su un insediamento probabilmente arabo-nor­manno, di cui sono ben evidenti le fondazioni in pietra sui lati Nord e Ovest. Su un'altra rupe che sovrasta sia il borgo che l'ampio tratto di mare sottostante, allineata con quella della tonnara, la torre Bennistra, del XVI secolo.
A questo punto del percorso bisogna ripercorrere a ritroso la strada sino al primo bivio (a destra) in direzione Visicari, un agglomerato rurale, bell'esempio di archi­tettura spontanea.
Pochi chilometri ancora ed ecco il suggestivo Castello di Baida di cui rimangono alcuni tratti delle vecchie mura, i ruderi dei torrioni ottagonali posti ai quattro lati della costruzione, ed il bel prospetto integro, sormonta­to da merli. Pili avanti ancora, l'abitato del piccolo borgo di Balata di Baida, di origine settecentesca, superato il quale bisogna reimmettersi nella S.S.187 (a destra) per poi, dopo circa tre chilometri, imboccare (a sinistra) la strada comunale per il castello di Inici che raggiunge, in un chilometro circa, il baglio Strafalcello, uno dei più bei complessi architettonici esistenti nel territorio: posto in alto, in magnifica posizione, domina un vastissimo pano­rama che va dalla baia di Guidaloca fino al Monte Erice.
Di seguito, superato sulla destra un altro edifìcio simie, il baglio Tontana, un bivio (a destra) conduce al baglio Lisciandrini, in dialetto Sciannirini. Tale nome risalirebbe a Santa Irene, in latino Sancta Irini, poi dive­nuto in epoca di occupazione araba Sciant Irmi, a cui era probabilmente dedicata la chiesetta bizantina situata all'interno del baglio, come sembrano testimoniare materiali ceramici presenti sul terreno. Il baglio si trova­va in una posizione strategica di rilievo: era infatti collo­cato sulla via di collegamento tra Segesta, la Baia Guidaloca e l'antico centro di Celarla - Scopello. Poco più avanti, la strada percorre un tratto di altissima sugge­stione, superando gole profonde e strettissime, risalen­do (a piedi) una pista che conduce sul Monte Inici.
Sono infatti i "Gorghi neri", un corso d'acqua che scorre in un profondo canyon coperto da una vegetazio­ne fittissima ed impenetrabile.
Dopo una breve salita ecco, quindi, la maestosa mole del Castello d'Inici, una vera fortezza tetra e possente sorta - secondo alcuni storici - sul sito dell'antica, mitica citta di Inico, di cui sarebbe stata il castello.
La strada, lasciato il castello, inizia il periplo delle falde del versante meridionale ed orientale del Monte Inici, incontrando dopo circa quattro chilometri, sulla destra, il bivio di Segesta.
Una visita a questo luogo straordinario ed unico e d'obbligo: la bellezza del tempio, che maestoso svetta su di una collina, e del teatro, altissimo e perfetto, e incom­parabile, tanto da poterne restare rapiti.
Ripreso il percorso principale, si raggiungono dopo sette chilometri gli stabilimenti delle Terme Segestane, le cui sorgenti sgorgano sulle due rive del vicino Fiume Caldo, un ambiente di grande interesse naturalistico.
Le acque segestane, classificate come ipertermali, sul­furee, radioattive e altamente mineralizzate, svolgono un'importante azione terapeutica nelle patologie reuma-tiche, dermatologiche e delle vie respiratorie.
Le origini di queste sorgenti, connesse alla loro pecu­liare funzione terapeutica, affondano le radici in epoca remota e molto hanno del mito e della leggenda. Infatti, narra lo storico Diodoro Siculo che le ninfe crearono queste acque affinchè Eracle, durante il viaggio da Piloro ad Erice, potesse ristorare le sue membra. Ed ancora, secondo Dionisio da Alicarnasso, Enea lascio nella vicina Egesta quei profughi destinati a popolare la cittadella perche, stremati dalla fuga da Troia, potessero giovarsi del beneficio delle acque calde.
Nei pressi esistono i resti del Calatbamet • castello dei bagni - che alcuni ritengono fosse stato più grande e possente di quello di Castellammare.
A questo punto, conclusosi l'itinerario, non rimane che rientrare, lungo la stessa strada.
 
 
 
 

 

 

 

 

 

mappa privacy contatti versione italiana versione inglese